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martedì, 09 giugno 2009

Tumore al pancreas "bruciato" in 30 minuti

Tecnica soft per la rima volta utilizzata al San Matteo di Pavia. Lintervento mni-invasivo in anestesia locale. Tre sedute in opsedalee il nodulo è stato completamente distrutto.

<b>Tumore al pancreas<br/>"bruciato" in 30 minuti</b>
PAVIA - Un tumore al pancreas "bruciato" in tre sedute da 10 minuti l'una: mezz'ora in tutto per guarire un'anziana paziente dal cancro, grazie ad una tecnica soft impiegata al Policlinico San Matteo di Pavia "per la prima volta nella letteratura scientifica", spiegano all'ospedale.

"La paziente sta bene". L'intervento, in gergo tecnico un trattamento di termoablazione per via percutanea, è stato applicato finora su tumori del polmone e dei reni ma mai sul pancreas e questo rende l'operazione eccezionale. "La paziente ora sta bene", spiega Sandro Rossi, direttore della Struttura di medicina VI ed ecografia interventistica. "La guarigione è completa e i valori ematochimici prima anormali sono tutti rientrati nella norma".

Tre sedute in anestesia locale. In questo genere di tumori, spiega Rossi, "tradizionalmente si procede all'asportazione chirurgica della testa del pancreas. Nel periodo immediatamente precedente e in quello successivo all'intervento, la mortalità è di circa il 10% e i tempi di degenza sono piuttosto lunghi", aggiunge l'esperto. "Nel caso della paziente in questione, il tumore aveva raggiunto la dimensione di 2 centimetri e già nel corso della prima applicazione è stato distrutto il 90%" della massa malata. E "in tre sedute, di 10 minuti l'una, in anestesia locale - precisa lo specialista - si è ottenuta la completa distruzione di tutto il nodulo", sottolinea.

Un ago caldo "brucia" il tumore. La tecnica mininvasiva di termoablazione a radiofrequenza - ricorda il Policlinico San Matteo - consiste nell'inserire attraverso la cute, tramite una guida ecografica, la punta di un ago-elettrodo all'interno del nodulo tumorale. L'ago-elettrodo è un ago sottile isolato con materiale plastico per tutta la sua lunghezza, eccetto che sulla punta. L'ago-elettrodo viene collegato ad un generatore di energia a radiofrequenza che scalda il tumore fino a bruciarlo".
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domenica, 17 maggio 2009
inter scudetto n. 17
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martedì, 14 aprile 2009

IMMAGINI DAL MONDO

IRAQ - EGITTO- CUBA

 

caneil cairomacchina

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sabato, 28 marzo 2009

 

ZAPASHNY BROTHERS CIRCUS

SAN PIETROBURGO

 

san pietroburgo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BIELORUSSIA

"CACCIA ALLA VOLPE"

bielorussia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EGITTO - IL CAIRO

DUNE DI SABBIA

egitto

sabato, 28 marzo 2009

EVASIONE FISCALE

ALTRI PAESI POTREBBERO SEGUIRE IL PIANO USA SU AMNISTIA FISCALE

Altri governi potrebbero decidere di copiare il programma Usa che offre un accordo fiscale non punitivo a coloro che ammettono di aver portato denaro su conti correnti esteri, una mossa che probabilmente sarà accolta con favore dalla Svizzera e da altri Paesi se allenterà il controllo sulle loro operazioni offshore.

Washington sta guidando una guerra globale contro l'evasione fiscale e sta facendo pressione sulla principale banca svizzera, UBS, perché riveli i nomi di migliaia di suoi clienti Usa in un'inchiesta sulla frode fiscale. Giovedì, ha promesso multe di minore entità e nessuna accusa penale a coloro che volontariamente contatteranno le autorità americane nei prossimi sei mesi.

Esperti tributaristi ritengono che le amnistie fiscali possano essere un modo efficace per riportare in patria miliardi di dollari di denaro non dichiarato, immettendolo nell'economia in un momento in cui è attanagliata dalla crisi.

"L'offerta Usa è molto interessante e spero che altri la considerino", spiega Jonathan Ivinson, partner e responsabile del settore fiscale per lo studio legale internazionale Hogan & Hartson.

"Spesso il denaro resta lì per anni. La gente è intrappolata. Dar loro l'opportunità di dichiararsi sembra essere più efficacie che costringere la Svizzera a rivelarne i nomi".

Dal momento che il denaro portato offshore è normalmente protetto da severe regole di segreto bancario, non ci sono dati ufficiali sul totale della cifra evasa. Il Boston Consulting Group stima che il denaro nascosto in conti esteri possa ammontare a circa 7.000 miliardi di dollari, non tutti non dichiarati, di cui circa un terzo si trova in Svizzera.

Sotto la pressione del G20, Svizzera e altri centri offshore hanno acconsentito ad allentare le loro regole sul segreto bancario all'inizio di questo mese in modo da aiutare i governi stranieri nella lotta all'evasione fiscale.

Svizzera e Liechtenstein, in particolare, hanno detto in quell'occasione che volevano negoziare una soluzione che risolvesse una volta per sempre il problema degli asset stranieri non dichiarati.

Il piccolo principato del Liechtenstein, un paradiso fiscale tra Austria e Svizzera, ha indicato che offrirà maggiore cooperazione se i vari Paesi aiuteranno i clienti delle sue banche ad uscirne puliti. Il tema sarà discusso in colloqui bilaterali con la Gran Bretagna il primo aprile prossimo.

Angel Gurria, segretario generale dell'Ocse ('Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), che si occupa da tempo di lotta all'evasione, ha detto giovedì che altri governi potrebbero considerare l'idea di accordi o amnistie fiscali per recuperare denaro in tempo di crisi.

L'Italia, che ha già eseguito un'amnistia fiscale nel 2002, è per ora l'unico Paese europeo ad aver menzionato questa ipotesi anche se al momento non c'è ancora un piano concreto.

"Nono conosco nessun ministro delle Finanze che non creda che si tratti di una cosa terribile da fare, ma che non capisca anche che forse è la cosa migliore da fare o la sola cosa da fare", ha commentato Gurria.

Ma alcuni sostengono che gli evasori sono criminali che dovrebbero essere puniti e puntano al fatto che diverse amnistie fiscali applicate in passato, ad esempio in America Latina o in Germania, non sono state un deterrente contro l'evasione.

"(L'idea Usa) è di cattivo esempio. Le amnistie fiscali non hanno funzionato in passato", spiega John Christensen, direttore del Tax Justice Network, che invita ad un approccio globale coordinato e a misure punitive effettive contro le banche.

L'Italia ha recuperato più di 50 miliardi di euro con la sua amnistia fiscale nel 2002. La Germania ha avuto un risultato meno brillante, tassando gli asset recuperati del 25-35%. La Francia, che non ha mai avuto un'amnistia sul fisco, è già sotto pressione per aver introdotto tagli alle tasse per i più abbienti.

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categoria:usa , amnistia, svizzera, evasione fiscale, offshore, segreto bancario, ubs
sabato, 28 marzo 2009

SENTENZA RIVOLUZIONARIA.

SEMAFORO ROSSO, LA FOTO NON BASTA PER LA MULTA.

semaforiCon la sentenza n. 7388 la Cassazione ha stabilito che per validare una multa per attraversamento di un semaforo rosso non è sufficiente la foto fatta dall’apparecchio di rilevamento delle velocità posto al semaforo, ma è necessaria la presenza dell’agente". A giudizio dell’Adoc (associazione difesa e orientamento consumatori) si tratta di «una sentenza giusta a favore degli automobilisti». «Apprezziamo ancora una volta la difesa del cittadino operata dalla Cassazione - dice Carlo Pileri, presidente dell’Adoc - che dopo le sentenze n.5621, relativa al ruolo degli ausiliari del traffico e n.11131, concernente gli autovelox, accoglie nuovamente le proteste dell’Adoc e di migliaia di consumatori. Le sentenze emesse dalla Corte Suprema testimoniano la crescita degli abusi da parte degli enti locali, che utilizzano in maniera distorta apparecchi e leggi al fine non di garantire una maggiore sicurezza, una migliore circolazione e il rispetto delle regole e degli automobilisti, ma solo allo scopo di fare cassa. Ogni anno, a causa dell’utilizzo improprio di questi strumenti gli automobilisti pagano circa 300 euro procapite di multe, con guadagni stratosferici per i Comuni. Per l’Adoc le sentenze sono un monito per un cambio di direzione degli enti locali nel settore». «Occorre, da parte di enti locali e autorità centrali, una gestione coordinata, coerente a livello normativo e condivisa con gli utenti - continua Pileri - è necessaria l’istituzione di un Comitato presso il ministero degli Interni che autorizzi i Comuni alle modifiche che questi vogliono attuare in merito alla segnaletica stradale, e che sia in grado di rendere omogenei i criteri d’utilizzo e di installazione di tali apparecchi su tutto il territorio nazionale. L’Adoc è comunque disponibile ad assistere tutti coloro che ritengono di avere ragione per casi analoghi
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domenica, 22 marzo 2009

ROBERTO BENIGNI SI RACCONTA A DIECI ANNI DALL'OSCAR CHE LO HA RESO FAMOSO NEL MONDO.

OGGI E' IN GIRO PER UNA TOURNEE PLANETARIA PER RACCONTARE DANTE A TUTTI

roberto benigni"THANK YOU, thank you. This is a moment of joy, and I want to kiss everybody..." suonarono le prime parole del discorso di Roberto Benigni a Los Angeles, la notte del 21 marzo 1999, dieci anni fa, alla consegna dell'Oscar per il miglior film straniero attribuito al suo La vita è bella (uno dei tre Oscar riservati al film, assieme a quelli conferiti a Benigni stesso come migliore attore, e a Nicola Piovani per la colonna sonora).

E "Così discesi del cerchio primaio/ giù nel secondo, che men loco cinghia/ e tanto più dolor, che punge a guaio" suoneranno le parole iniziali dell'attore quando il 5 aprile prossimo, in scena a Londra, interpreterà la terzina d'avvio del quinto canto dell'Inferno della Divina Commedia, che è la partitura-guida del suo TuttoDante con tour mondiale già avviato e calendario fittamente disposto, in continua espansione, fino a giugno. Allora, all'Oscar, si fece prendere da un impeto di baci, ma anche adesso si fa cantore del cerchio dei Lussuriosi culminante col bacio grazie a cui Paolo infiamma i sensi di Francesca.

Sia che rilegga l'Olocausto dirigendo e recitando una storia scritta con Vincenzo Cerami, sia che rilegga Dante dicendolo a memoria come un commediante dell'arte, Benigni è sempre un artista che inquieta col fisico, è sempre un comico munito di sghignazzo epidermico, è sempre un uomo di spettacolo che necessita di effusioni, è e resterà sempre uno che scherza carnalmente, guancia a guancia, marcando stretto con le labbra.

In questo senso l'Oscar di dieci anni fa, al di là delle argomentazioni caute o scettiche degli intellettuali e delle personalità che si ergevano a depositarie dell'austerità tragica della Shoah, fu un superbo riconoscimento all'universalità della poesia del corpo di Benigni, alla sua poetica verbale, all'intuizione di un lirismo paterno, all'ideale di un'esistenza sentita come la sentì Primo Levi in Se questo è un uomo: "Pensavo che la vita fuori era bella e che avrebbe continuato a essere bella".


E rovistando tra i suoi appunti gelosi - ottenuti solo dopo tenaci e infinite richieste perché lui non ama le autocelebrazioni e non indulge negli sguardi all'indietro - trascrivendo le sue note preparatorie del film, note quasi indecifrabili tanto la calligrafia di Benigni supera in vaghezza quella di certe ricette mediche, balza evidente come anche proprio una certa sua poesia bambina, quella caratterizzante i toni e i temi della fantasiosa e compagnona traduzione a braccio degli indottrinamenti nazisti nel lager, costituisca un linguaggio tragicomico incline a mimetizzare la morte con l'amore, con l'arguzia, col ridicolo.

"Si vince a mille punti, il primo classificato vince un carro armato... perdono punti quelli che si mettono a piangere, che vogliono vedere la mamma, che hanno fame e che vogliono la merendina" anziché il tenore minaccioso di un caporale da anticamera delle camere a gas. Battute a base di lecca lecca che aprirono i cuori. E l'onda benigna e benignana si sparse in tutto il mondo, se è vero che la Somalia giunse a coniare al volo nello stesso 1999 una moneta con la sua effigie di Oscar Winner.

Ma l'internazionalità di Benigni - casualmente o no a distanza d'un decennio da quel trionfo che autorizzò un confronto con Lawrence Olivier, riuscito nel 1948 a dirigere se stesso in un'interpretazione da Oscar - testimoniata oggi da una tournée teatrale cosmopolita, è qualcosa che fa anche storia a sé, con precedenti paralleli che risalgono agli anni a cavallo tra i due secoli.

La sua comicità prorompente s'era messa al servizio di Dante già nel 1991 all'Università di Siena ("dicendo" e non leggendo il quinto e l'ottavo canto dell'Inferno), perché in Toscana c'è vanto di sapere a memoria i versi della Commedia e il padre lo buttava sui palcoscenici a improvvisare coi poeti d'ottave (noi assistemmo anni e anni fa a una sua strepitosa gara a forza di versi improvvisati a Volterra).

E le sue lecturae Dantis, cresciute a Pisa, Roma, Padova e Bologna, ebbero una puntata propedeutica nel gennaio 1999 all'Università di Los Angeles. E tutta la sua struttura anatomica che impresta suoni, gorgoglii e onomatopee a Dante ecco che sconfina nel 2003 al Simphony Center di Chicago, e nel 2006 nell'anfiteatro romano di Patrasso. Finché nasce la mega-impresa TuttoDante in piazza Santa Croce a Firenze, con tredici canti, uno per sera, tournée italiana in quarantotto città, e messa in onda su RaiUno, operazione da cui scaturisce a sua volta lo spettacolo attuale incentrato sul quinto canto dell'Inferno.

Il TuttoDante che è salpato questo marzo per fare un giro del mondo, dopo le tappe già effettuate a Parigi e a Bruxelles, ha un calendario che farebbe invidia a molti o a quasi tutti i grandi attori italiani dell'Ottocento e del Novecento, mattatori che s'avvicendavano in Europa e nelle Americhe a costo di avventurosi e leggendari viaggi. Lui, Benigni, in un programma in via di completamento, è adesso atteso a Londra, Duisburg, Stoccarda, Monaco, Ginevra, Colonia, Francoforte, Baden Baden, Braunschweig, Atene, Basilea, Lubiana, New York, Boston, Chicago, Buenos Aires.

Vale a dire che il "Benignaccio" capace dieci anni fa di fare uno show irrefrenabile danzando tra le poltrone sulle teste dei membri dell'Academy alla notizia dell'Oscar, è come allora e più di allora capace di ballare sulle teste degli spettatori di mezzo mondo recitando il suo amato Dante. Il nostro Chaplin toscano la sa lunga, in tema di risate che restano di traverso in gola, vuoi per inferni terreni, vuoi per inferni letterari, inferni che comunque trasmettono l'emozione di un buio che deve finire, come "'a nuttata" di Eduardo.

 

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domenica, 15 marzo 2009

COSI' LA GIUSTIZIA MI HA RAPITA INVENTANDO UN PADRE VIOLENTATORE

 

Bambole, animali, oggetti. Angela gioca per tre giorni davanti alla psicologa del Tribunale dei minori di Milano. È la fine del 1995, Angela ha quasi sette anni, abita con papà, mamma e fratello in un paesino dell'hinterland. Una famiglia normalissima, forse definirla un presepe sarebbe troppo, ma all'orizzonte non c'è nulla di anomalo. Angela è stufa di disegnare sempre le stesse cose e allora con la matita traccia sul foglio bianco una linea lunga, poi gli dà un nome: Fantasma. L'esperta sorride, complice, la bambina cambia titolo: Pisello. Angela non lo sa, ma quello sarà l'errore più grave della sua vita. La psicologa afferra quel pezzo di carta, lo osserva, lo trasforma nella prova che cercava. Da tempo, Antonella, la cuginetta di Angela, una ragazzina dall'equilibrio psicologico instabile, va raccontando di violenze sessuali in famiglia e ha coinvolto in un pericoloso crescendo il padre, un fratello, il papà di Angela. Angela si ritrova su un'auto dei carabinieri: la giustizia l'ha rapita, a casa tornerà solo dieci anni più tardi. Per il momento, l’affidano al Caf, il Centro di affido familiare.
I genitori non sanno più nulla di lei. Ma non hanno ancora capito che su di loro sta per abbattersi una sciagura senza proporzioni. Dopo una martellante preparazione che assomiglia ad un lavaggio del cervello, la bambina viene interrogata: ha paura, vuole tornare dalla mamma. Vede un grande specchio, intuisce che dietro c'è qualcuno, ma nessuno la rassicura. Carla, la dirigente del Caf, le propone un baratto: «Se racconti le cose di cui abbiamo parlato tante volte, tu torni a casa». Ma di che cosa avrebbero discusso tante volte? No, Angela non si fida, quel posto è terra straniera, le manca la mamma Raffaella, le manca il padre Salvatore che ha una piccola ditta di costruzioni. Ora però anche l'assistente sociale la fissa negli occhi: «Se dici tutto, ti faccio vedere la mamma». È un ricatto. Odioso. Ma lei non sa dire di no.
E quei cenni di consenso, quei movimenti impacciati e quasi impercettibili della testa questa volta costruiscono le manette che vengono strette ai polsi di Salvatore il 26 gennaio 1996. Un disegno innocente e qualche sì strappato a forza davanti al grande specchio. È l'armamentario che distrugge con tutti i crismi della legalità una famiglia senza problemi gravi, senza segreti, senza misteri.
A leggere il libro Rapita dalla giustizia, scritto in prima persona da Angela L. per Rizzoli con l'aiuto di Caterina Guarneri e Maurizio Tortorella, si resta basiti. Come può essere accaduta una storia del genere? Perché nessuno fra giudici, servizi sociali, esperti, ha messo in discussione quella versione? Domande che non hanno risposta, perché il meccanismo messo in moto dalle sconclusionate affermazioni della cugina non si è più fermato. Non c'è redenzione in questa storia di sottile crudeltà scritta con le carte bollate e i timbri dei tribunali. Non ci sono i buoni e i cattivi, c'è solo il buio che avvolge una bambina che piano piano diventa ragazza, cercando sempre l'uscita dal labirinto. E c'è naturalmente la resistenza della famiglia che lotta per non scomparire: Angela ora è in un kinderheim, ma i suoi non sanno più nulla, nulla di nulla, nemmeno una foto o una lettera; Salvatore è a San Vittore, sommerso da accuse infamanti e terribili; Raffaella è rimasta a casa, col piccolo Francesco che ha il diritto, almeno lui, di crescere. Un incubo.

Gli affetti e il cuore contro la legge, in un duello impari. Il 19 marzo 1997 Salvatore viene condannato a 13 anni per le violenze su Angela e Antonella. La guerra sembra perduta. Ma Raffaella non molla. Il 9 dicembre 1999 Salvatore viene assolto dalla corte d'appello, la Cassazione conferma. Il capo d'imputazione si è sbriciolato. Ma Angela è sempre lontana, lontanissima, irraggiungibile. Anzi, il tribunale dei minori la dichiara adottabile. La motivazione è un capolavoro di perfidia: ora la colpa di Salvatore e Raffaella è la «ridotta capacità genitoriale». Anche se, piccolo dettaglio, stanno tirando su l'altro figlio.
Per ricomporre la famiglia, serve un'ultima metamorfosi: Angelo e Raffaella si trasformano in detective, sulla base di un labile indizio setacciano d'estate le spiagge della Liguria. Alla fine, come in una favola a lieto fine, la riconoscono. È il 31 luglio 2005, dal rapimento sono passati 9 anni e 7 mesi, Angela vive con una nuova famiglia, ma sogna sempre i vecchi genitori di cui non ricorda più nemmeno i lineamenti. Infatti, non si accorge di essere stata scoperta. Tocca a Francesco pedinarla per altri otto mesi. Poi, finalmente, il fratello si svela. E le racconta quel che nessuno le ha mai voluto dire: papà e mamma non hanno mai smesso di cercarla. Il 27 maggio 2006, Angela, ormai quasi maggiorenne, torna a casa. Ora, l'aspetta l'ultima battaglia: recuperare il cognome paterno.
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giovedì, 26 febbraio 2009

VIA LIBERA AL BONUS ELETTRICO: SCONTO IN BOLLETTA DAI 60 AI 150 EURO

Via ufficiale al "bonus elettrico", che garantirà uno sconto sulle bollette compreso tra i 60 e i 150 euro l'anno alle famiglie a basso reddito, specie se numerose, e agli ammalati costretti a utilizzare apparecchi elettrici salva-vita (complessivamente circa 5 milioni di famiglie).

bolletta-contatori-324Vale in totale 400 milioni di euro, è retroattivo da gennaio 2008 e il termine per ottenere la retroattività è stato prorogato al 30 aprile 2009. «Entro l'estate vareremo anche il bonus gas con altri 400 milioni» e così «con la social card e i bonus sull'elettricità e sul gas l'aiuto alle famiglie ammonterà a 1.400-1.500 euro l'anno» ha affermato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola presentando le misure insieme al presidente dell'Autorità per l'energia, Alessandro Ortis.

«Abbiamo messo a punto il sistema di solidarietà tra tutti i consumatori di energia elettrica in grado di aiutare le famiglie bisognose pesando in modo del tutto marginale su molte altre famiglie e sulla totalità delle aziende» ha precisato Ortis confermando il meccanismo impostato nei mesi scorsi, che si "autofinanzia" attraverso una nuova voce aggiuntiva su tutte le bollette energetiche degli italiani.

Valevole per 12 mesi e rinnovabile, il bonus è destinato alle famiglie fino a 4 componenti con potenza impegnata di 3 kilowatt e reddito (identificato dall'indicatore Isee) non superiore a 7.500 euro, e alle famiglie di oltre 4 componenti con una potenza impegnata fino a 4,5 kw e un reddito Isee fino a 20mila euro. Nel caso di famiglie con un ammalato grave costretto a usare macchine salvavita energivore non ci sono limitazioni di residenza o potenza impegnata.

Il bonus si traduce in uno sconto diretto in bolletta: per il 2008 sarà di 60 euro l'anno per una famiglia di 1-2 persone, 78 euro l'anno per una famiglia con 3-4 componenti, 135 euro per un numero superiore. Per il 2009, considerando una diminuzione della spesa per effetto delle minori quotazioni di gas e petrolio, saranno riconosciuti 58 euro l'anno per una famiglia di 1-2 persone, 75 euro l'anno per una famiglia di 3-4 persone e 130 euro per una famiglia con più di 4 persone. Nel caso di famiglie nella quali vive un malato grave che utilizza macchina salvavita, per il 2008 il bonus sarà di 150 euro, mentre per l'anno in corso il beneficio scende a 144 euro. I due bonus, per disagio economico e fisico, sono in ogni caso cumulabili.

La richiesta per ottenere lo sconto dovrà essere presentata al Comune di residenza o altri istituti designati dal Comune, come i Caf. Il materiale informativo sul bonus sarà a disposizione nei 14mila sportelli di Poste Italiane. Contemporaneamente sarà avviata una campagna informativa promossa da Ferrovie dello Stato. A disposizione anche un numero verde gestito dall'Acquirente Unico (800.166.654) in funzione dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18.

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mercoledì, 25 febbraio 2009

PENA DI MORTE TROPPO COSTOSA.

LA CRISI OBBLIGA GLI USA A TAGLIARE SULLE SPESE DEL BOIA.

Dopo anni di battaglie in nome dei diritti civili, a mettere fine alla pena di morte in molti Stati americani potrebbe essere alla fine lacrisi economica. Molti legislatori stanno infatti pensando di mettere da parte la pena capitale per risparmiare sui budget statali a corto di fondi. Dal Kansas al Nebraska governatori e parlamentari sottolineano da tempo che i costi di un processo che porta ad una condanna a morte sono circa il triplo di quelli di una normale causa per omicidio.

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Da ultimo a ribadire la «non economicità» della pena capitale in tempi di crisi è stato il governatore del Maryland, il democratico Martin O'Malley, che davanti ai propri deputati ha detto nei giorni scorsi «non ci possiamo permettere questa soluzione, quando sappiamo che ci sono sistemi più economici per ridurre la criminalità». Secondo quanto riportato dal New York Times sulla stessa linea si stanno orientando anche Colorado, Kansas, New Hampshire, Montana e New Mexico.

I maggiori costi deriverebbero dall'iter giudiziario molto più lungo, dalla necessità di mobilitare più avvocati e testimoni e dal maggior numero di ricorsi in appello che lo Stato deve sostenere. Uno studio del Maryland dimostra che un condannato a morte può costare anche 1,9 milioni di dollari in più rispetto ai processi comuni.

I costi del mantenimento carcerario potrebbero spingere ad esempio la Virginia a ridurre le pene per i reati minori ed anche uno dei maggiori sostenitori dell'efficacia della pena di morte, il governatore del New Mexico Bill Richardson, è lentamente tornato sui suoi passi e ha detto che potrebbe firmare l'abrogazione della pena di morte se anche il Senato dello Stato, dopo la Camera, approvasse un testo in quella direzione.

In controtendenza è invece l'Alaska dove in questi giorni si discute se reintrodurre la pena capitale, su proposta del presidente della Camera dei rappresentanti locale. Alla faccia della crisi economica, lo Stato governato dalla repubblicana Sarah Palin potrebbe riaprire il braccio della morte dopo oltre 50 anni dalla sua chiusura nel 1957.

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domenica, 22 febbraio 2009

LA SVOLTA DI RYANAIR

ADDIO CHECK-IN

SI POTRA' FARE TUTTO ONLINE RISPARMIANDO.

Entro la fine dell’anno, Ryanair abolirà i check-in. La più grande compagnia lowcost europea, per tagliare ulteriormente i costi, ha deciso di chiudere i desk degli aeroporti. «Si potrà fare tutto on-line», spiega l’amministratore delegato della compagnia, Michael O'Leary.

lIl boss di Ryanair sottolinea  che l’unica cosa che rimarrà all’interno degli scali sarà il nastro per caricare i bagagli sugli aerei. La compagnia ha fatto sapere che della nuova riduzione dei costi beneficeranno anche i passeggeri, con un prezzo più basso dei biglietti. Già il 75% dei viaggiatori Ryanair ha optato per il check-in on-line, che consente loro di stampare direttamente a casa la carta d’imbarco e di evitare la fila ai check-in. «Proveremo a incoraggiare il rimanente 25% a fare lo stesso», ha aggiunto O'Leary.

I passeggeri potranno sempre imbarcare i loro bagagli, precisa la compagnia, ma tutte le altre pratiche verranno smaltite attraverso internet. Il portavoce di Ryanair, Stephen McNamara, ha sottolineato come l’iniziativa rientri nel piano della compagnia per ridurre i costi. Giovedì scorso, la compagnia ha cominciato a offrire su 20 apparecchi un servizio di chiamate via cellulare e di invio di sms e e-mail a un costo compreso fra 1,5 e 3 sterline al minuto. Il servizio verrà esteso al resto della flotta nei prossimi 18 mesi.

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domenica, 22 febbraio 2009
 

UGO CHAVEZ NON SI FERMA PIU'

Il presidente venezuelano potrà essere rieletto senza limiti. Ma i suoi metodi lasciano perplessi. E l'economia è in crisi.

chavezCon la netta vittoria al referendum del 15 febbraio, Hugo Chavez è riuscito a sbarazzarsi degli ostacoli costituzionali che gli impedivano di ricandidarsi.

Il leader bolivariano ha raggiunto l'obiettivo che i venezuelani gli avevano negato nel dicembre del 2007. Chavez, ormai il punto di riferimento della sinistra in america latina, si è subito proclamato precandidato alle presidenziali del 2012 e anche a quelle successive. Il socialismo del ventunesimo secolo, il suo retorico marchio politico, sopravviverà finche Chavez continuerà a vincere le elezioni. E' impossibile rallegrarsi per una riforma costituzionale che permette ad un leader politico di rimanere in carica per sempre attraverso le elezioni.

Neanche nei paesi più democratici i cittaddini sono immuni alle pressioni del potere e ai suoi meccanismi di influenza. Ma in Venezuela – dove le istituzioni hanno soprattutto un ruolo di facciata e, come le risorse economiche, non sfuggono alla lunga mano del governo – il fenomeno è più grave. Dopo aver fatto tesoro della sconfitta del 2007, Chavez non ha esitato a usare le leve dello stato per raggiungere i suoi fini, grazie anche alla compiacenza delle autorità elettorali. I vuoti lasciti dal formidabile apparato di propaganda del regime sono stati riempiti dagli interventi delle forze di polizia durante le amnifestazioni degli avversari, soprattutto studenti. L'oposizione venezuelana ha poco da festeggiare. Sono passati 10 anni, ma gli avversari del presidente non hanno ancora un vero leader e sono divisi. E nel 2012 dovranno di nuovo affrontare Chavez e il suo carisma.

Ora che ha vinto, il leader venezuelano potrebbe annunciare qualche novità per rafforzare la sua immagine populista e di sinistra. Dopo la sua rielezione nel 2006 aveva decretato la nazionalizzazione del settore energetico e delle telecomunicazioni.

Intanto, però, la situazone economica sta peggiorando. Chavez guida un paese che ricava quasi tutte le sue entrate dal petrolio. Ora il Venezuela è in difficoltà, con un'inflazione galoppante al 30%. Il brusco tracollo del prezzo del greggio obbligherà il governo ad adottare una politica fiscale più rigida e a tagliare le spese per i programmi sociali, flucro dell'autoproclamata rivoluzione del presidente. Probabilmente Chavez dovrà ora fare quello che ha evitato a tutti i costi nei periodi di prosperità.

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sabato, 24 gennaio 2009

- IL FETO-OBAMA -

Anche in America alcuni gruppi cattolici sono sul piede di guerra e l'organizzazione CatholicVote.org ha scelto di colpire il presidente sul suo terreno: internet. Ha realizzato un video di 40 secondi, la storia di un feto che va incontro a una vita difficile ma alla fine diventa il primo presidente nero degli Stati Uniti, pubblicato su YouTube e che in meno di una settimana è stato visto 460 mila volte dagli internauti, che hanno anche scritto 1.400 commenti. Si vede lo zoom su un feto nel grembo materno durante un'ecografia. «Il futuro di questo bambino è una casa a pezzi - si legge in sovraimpressione -. Sarà abbandonato da suo padre. La sua mamma single avrà vita dura a crescerlo». L'immagine del feto lentamente scompare per lasciare spazio a una foto di Obama in trionfo dopo le elezioni: «Nonostante tutte le difficoltà a cui andrà incontro questo bambino diverrà il primo presidente afroamericano». La scena finale è un primo piano di Obama, con lo slogan: «Vita. Immagina il potenziale». I riferimenti sono espliciti: Obama è cresciuto senza il padre, che ha abbandonato la famiglia quando lui era piccolo. La madre, dopo un secondo matrimonio finito con il divorzio, lo ha cresciuto con l'aiuto dei nonni materni. Il messaggio è semplice: l'aborto è nemico della speranza. 

 

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martedì, 20 gennaio 2009

BARACK OBAMA

44° PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

 

 

 

 

 

 

 

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domenica, 18 gennaio 2009

BRONX  - NEW YORK

«Pourquoi j'ai mérité d'aller à l'investiture»

(Le Figaro)

élèves du Bronx

« L'atmosphère ici a complètement changé depuis la victoire d'Obama », selon la directrice d'un lycée difficile du Bronx, à New-York.

Dans un lycée du Bronx, à New York, 400 élèves ont participé à un concours pour assister à la journée historique du 20 janvier. Les vingt sélectionnés espèrent bien pouvoir serrer la main d'Obama.

À Felisa Rincon de Gautier, une high school d'un quartier difficile du Bronx, les heureux élus ont encore du mal à y croire. Comme les élèves de dizaines d'écoles du pays, ils ont gagné un voyage pour l'investiture d'Obama et ils comptent les jours jusqu'au 20 janvier. À cinq heures du matin mardi, ils prendront le bus pour Washington et ils ont déjà prévu de ne pas dormir la nuit d'avant. « On ne veut surtout pas louper l'événement. Vous vous rendez compte, tout le Bronx rêve de voir Obama en chair et en os et on sera les seuls à y aller ! », lance Chérie Gayle, 16 ans, sélectionnée avec 19 autres élèves de 14 à 18 ans.

Les compositions dans lesquelles les élèves expliquent pourquoi ils mériteraient d'assister à l'investiture ne relèvent pas de la grande littérature, mais le cœur y est. « Je n'ai plus honte d'être qui je suis. Obama m'a donné l'espoir de croire que je ne suis pas juste noire mais d'abord américaine », écrit Chérie. « C'est limite embarrassant tellement je suis fan de lui, mais il m'a donné l'espoir de poursuivre mes rêves. Maintenant je suis positive », écrit Crystal, elle aussi sélectionnée.

Les vainqueurs ont été choisis avant tout pour leur sincérité, souligne la directrice, Grismaldy Laboy-Wilson. « Certains ont beaucoup de mal à suivre en classe. Un voyage comme ça, pour aller voir leur héros, cela peut avoir des effets extraordinaires sur leurs résultats académiques. » Pendant qu'elle parle, une bagarre éclate dans le couloir entre deux élèves, rapidement séparés par la sécurité, omniprésente dans le lycée.

 

« Une énergie positive »

 

La directrice poursuit tranquillement : « L'atmosphère ici a complètement changé depuis la victoire d'Obama, il y a une véritable énergie positive. Je voulais envoyer quelques élèves à Washington pour mettre cela à profit. » L'école a organisé et financé elle-même le voyage sans aucune aide du comité d'inauguration présidentiel.

Pour Madian Martinez, 16 ans, il y a sans conteste un avant et un après 4 novembre, même si elle ne l'a pas formulé exactement de cette manière dans son essai. « L'an dernier, je me battais dans les couloirs, je fumais de l'herbe, j'ai fait beaucoup de bêtises, mais c'est fini. Obama m'a donné envie de changer. Je travaille et je ne sèche pratiquement plus les cours », confie la jeune fille, tout en essayant de réparer un faux ongle cassé.

En se baladant dans les couloirs à l'heure de la pause, il suffit de prononcer le mot Obama pour voir l'enthousiasme éclairer les visages rebelles. Un jeune déclame une poésie hip-hop passionnée, un groupe hurle « Yes we can » devant un agent de la sécurité nerveux. Même les plus timides gloussent de joie.

Faute d'avoir obtenu des billets pour la cérémonie d'investiture, les vingt héros du Bronx joueront les reporters avec bloc-notes et appareils photo et devront rédiger une édition « spéciale investiture » dans le journal du lycée. « Si je vois Obama, je vais lui serrer la main et je lui demanderai de faire de l'éducation sa priorité, parce qu'on n'a pas assez d'ordinateurs dans notre école », explique avec gravité Raylan, 15 ans, qui croit vraiment qu'il va pouvoir approcher le président. « Moi, je vais lui serrer la main et je lui demanderai comment il fait pour être toujours aussi cool », renchérit Seaneff, un brin nerveuse.

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domenica, 11 gennaio 2009

DIECI ANNI FA LA MORTE DI

FABRIZIO DE ANDRE'

  

Moriva 10 anni fa, vinto da un tumore ai polmoni la notte dell'11 gennaio del 1999. E ora, mentre in tutta Italia, partendo dalla sua Genova, mostre e avvenimenti lo ricordano, mentre i giovani non smettono di scoprire l'attualità della sua poesia, del suo descrivere storie di emarginati e soprusi, mentre gli amici di sempre ancora lo chiamano maestro, prova a ricordarlo chi condivise con lui parecchia musica, partendo da quell'album del 1970 "La buona Novella".

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sabato, 10 gennaio 2009

LONDRA

bus

“There’s probably no God. Now stop worrying and enjoy your life. ”

È la propaganda che comparirà a partire da gennaio sulle facciate dei famosi autobus londinesi.

In italiano suonerebbe così: “Probabilmente non c’è alcun Dio. Quindi smettila di preoccuparti e goditi la vita”. Un monito a coloro che dedicano la loro esistenza alla religione, privandosi di molti piaceri terreni con la convinzione che saranno premiati nell’aldilà per il loro comportamento morigerato.

La Chiesa anglicana, invece di polemizzare, ha ringraziato la British Humanist Association, promotrice dell’iniziativa. Secondo gli ecclesiastici, l’interesse manifestato dagli umanisti per il trascendente è motivo di meditazione per tutti sul significato della vita.

Arguta risposta. Purtroppo l’unica vita di cui siamo certi è quella terrena. Sarà forse questo il ragionamento verso cui ci indirizza la Chiesa anglicana?

Il professore Richard Dawkins, il maggior finanziatore, ribatte in modo pungente, dichiarando che “la campagna è uno slogan alternativo che fa pensare la gente, azione considerata un’eresia dalla religione”, la quale, al contrario, propone dogmi.

Sulla stessa onda di pensiero viaggeranno i bus di Washington. Al  posto della solita noiosa pubblicità, un ironico gioco di parole: “Why believe in a god? Just be good for goodness sake”.  Traduzione italiana: “Perché credere in un dio? Solo per essere buoni per amor di Dio”.

Una critica diretta e divertente alle buone azioni: siete brave persone per egoismo con l'unico scopo di guadagnarvi un’eternità paradisiaca o perché avete dei sentimenti nobili? Le vostre opere sono il risultato di un’imposizione dettata dalla religione o il frutto di un altruismo naturale?

La reazione degli USA è stata di gran lunga peggiore di quella inglese. Un esponente dell’American Familly Association ha disapprovato l’iniziativa definendola stupida e ha puntualizzato che solo “la parola di Dio ci insegna cosa è giusto e cosa è sbagliato; se ognuno agisse seguendo la propria coscienza il mondo sarebbe dimora esclusiva di pazzi”. Non si è accorto che così facendo ha confermato l’opinione diffusa tra gli atei e ribadita da Dawkins! Il portavoce degli umanisti di Washington, appoggiando il professore inglese, evidenzia che “la campagna è volta ad educare le persone a pensare in modo razionale e critico”.

In fondo stanno solo compiendo una buona azione…

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giovedì, 08 gennaio 2009

VIAGGI

NEW YORK

Andate a New York e visiterete il mondo intero!!!!!!!!!

New York è il mondo. Se non ci siete mai stati, preparatevi ad una straordinaria sensazione. Quando vi capiterà di atterrare all’aeroporto JFK, quando vedrete da lontano lo skyline di Manhattan, solo allora capirete che quella città davanti ai vostri occhi è veramente la più straordinaria e sorprendente della terra.

E man mano che penetrerete nelle grandi strade di New York scoprirete il posto più multietnico e multirazziale del creato.

Questa città è il mondo, qui c’è tutto ciò che cercate. E soprattutto c’è tutto ciò che serve per sentirvi a casa vostra. Dopo un giorno troverete il bar dove ogni mattina berrete il caffè e mangerete il cappuccino come quello che fanno in Italia. Troverete il ristorante, il parrucchiere, l’abitrazione che fa per voi. Vi sentirete contemporaneamente a casa vostra ed in un posto così diverso e così lontano da voi. E se vi piace sperimentare non c’è che l’imbarazzo della scelta. Qui c’è davvero tutto e da tutto il mondo.

Se volete fare i turisti la città più popolosa degli Stati Uniti è uno scrigno formidabile di proposte. Potrete fare jogging o lunghe passeggiate perdendovi nei meravigliosi scorci di Central Park, o fare shopping sulla mirabolante Quinta Strada. Oppure guardare con il naso all’insù i grattacieli più entusiasmanti come l’Empire State Building - da dove si ammira uno straordinario panorama della Grande Mela - o il Crysler Building. O fare quattro passi sulla suggestiva Soho, affiscinante e romantica. Nella stagione invernale potete andare a pattinare sul ghiaccio di Rockfeller Center. In quella estiva fare una suggestiva gita col ferry alla volta della Statua della Libertà o di Ellis Island. E non è finita: New York è anche la dolorosa commozione che si prova nella visita a Ground Zero, o emozionarsi nei meravigliosi musei e nei clamorosi spazi espositivi dal Metropolitan al Moma, passando per le centinaia di altri musei di ogni genere di cui è costellata la città. Oppure godervi la magia di un indimenticabile musical di Broodway. O attraversare, magari di notte, il ponte di Brooklyn. O, perché no, godervi l’entusiasmo di una partita di baseball americano, lo sport nazionale degli States, nel leggendario Yankees Stadium.

Sono soltanto alcune delle cose che si possono fare a New York, le più comuni, le più normali, se è lecito parlare di normalità in una metropoli che non conosce la noia. E dove comunque e sempre possibile esercitare un altro grande sport: lo shopping. Dalla lussuosa Quinta Strada alle bancarelle delle fiere, a New York si può davvero comprare tutto. E adesso, finchè dura, si può comprare anche bene, aiutati dal favorevole cambio euro-dollaro. Cinque i distretti di questa immensa metropoli: Manhattan, Brooklyn, Bronx, Queens e Staten Island. Tutti ben collegati tra di loro da una fitta rete di metropolitane che consentono gli spostamenti in maniera rapida e sicura. Le enormi distanze non sono mai un problema per chi vive, lavora o visita la città che non dorme mai..

Se non conoscete New York non conoscete l’America. E se non conoscete l’America non conoscete il mondo. E’ un sillogismo facile quello che ci spinge a pensare che ognuno debba, almeno una volta nella vita, andare in una delle città più belle ed entusiasmanti del mondo. Solitamente è una esperienza che non delude le attese. Se è vero che New York è il mondo, è vero con certezza che il mondo non può deludere nessuno.

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domenica, 04 gennaio 2009

PASADENA (USA)

robot

Funzionano ancora i 2 robot inviati su Marte 5 anni fa. Spirit e Opportunity dovevano durare solo 3 mesi, invece resistono dal gennaio 2004.

Ancora vivi, anche se un po' acciaccati. I due robot della Nasa, Spirit e Opportunity, festeggiano il loro quinto compleanno su Marte. Spegnere 5 candeline sul Pianeta Rosso è un risultato a dir poco lusingiero per la Nasa, se si pensa che i progettisti avevano preventivato che durassero non più di 3 mesi. E invece, sorprendendo tutti, i due rover esplorano Marte, rispettivamente dal 3 e dal 24 gennaio del 2004. Ora sono però un po acciaccati: uno ha una ruota bloccata l'altro un giunto rotto.

L'attività dei robot ha dimostrato che sulla superficie del pianeta ci fu acqua allo stato liquido. Spirit sta esplorando il cratere Gusev, pieno di sassi, rocce e terra rossastra. Opportunity è sull'altro emisfero, in una regione conosciuta come Meridiani Planum, una pianura situata due gradi a sud dell'equatore di Marte. Ma se la missione su Marte per ora continua, le «condizioni di salute» dei due robottini gemelli preoccupano. I rover stanno mostrando segni di usura. Spirit ha una ruota bloccata e Opportunity ha un giunto che collega il braccio meccanico al corpo macchina che fa le bizze per un filo elettrico bruciato.

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domenica, 21 dicembre 2008

MERRY CHRISTMAS AND HAPPY NEW YEAR

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categoria:merry christmas, happy new year